unione dei comuni

parte montis

GONNOSTRAMATZA

GONNOSTRAMATZA

Nel 1388, la giudicessa Eleonora d’Arborea la scelse come sede per la stipula del trattato di pace con Pietro IV d’Aragona. Fino al XVII secolo, era il centro più popolato e importante della Vi portiamo a Gonnostramatza, comune della Marmilla di circa 900 abitanti, un paese tra monumenti, archeologia e tradizioni

Il passato della nostra Isola si perde nel tempo. Le tracce lasciate sono state coperte dai secoli. Sembra tutto troppo lontano per essere ricostruito fino a quando dalla terra non riaffiorano antiche testimonianze. Come è accaduto nelle campagne di Gonnostramatza dove, dalla tomba eneolitica di “Bingia ‘e Monti”, è emerso il più antico monile d’oro ritrovato in Sardegna, oggi custodito nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari insieme agli altri reperti ritrovati.

Facciamo un salto presso la tomba preistorica e scopriamo qualcosa di più di questo luogo tanto ancestrale quanto meraviglioso.

Bingia ‘e Montisi è una tomba collettiva utilizzata per un periodo di tempo molto lungo tra la fine dell’Età del Rame e il Bronzo Antico. Si compone di un vano scavato nella roccia e di una camera antistante costruita in tecnica megalitica, con quattro grossi blocchi angolari e pietre più piccole ai lati, mentre la copertura originaria era a piattabanda. All’interno, tre cassoni litici, addossati ai lati del monumento e coperti da un lastrone. Al di sopra dei cassoni, oltre ad un ossario, sono stati rinvenuti scheletri completi e numerosi oggetti di corredo: dai tipici vasi in ceramica della cultura campaniforme, tra cui bicchieri e tripodi, anche ornamenti e gioielli. Tra i gioielli il più famoso è il collier d’oro, il più antico della Sardegna, ma furono rinvenute anche collane con vaghi in osso e bracciali da arciere, nonchè armi come pugnali in rame e punte di freccia. Dopo queste deposizioni la tomba non fu più utilizzata per un certo periodo, come indica lo strato di crollo rinvenuto al di sopra di esse. Ad un periodo successivo appartengono i numerosi resti ossei sconnessi che al momento dello scavo si trovavano sopra il primo crollo. Nell’ultimo periodo di uso della tomba, corrispondente al Bronzo Antico e alla Cultura di Bonannaro (fine III-inizi Il millennio a.C.) il monumento fu parzialmente risistemato e tra i blocchi furono deposti circa 50 crani di individui adulti coi loro corredi, che hanno permesso di datare quest’ultima fase.

Gli oggetti rinvenuti nella tomba si trovano ora conservati al Museo Nazionale di Cagliari.

Passeggiando per Gonnostramatza, possiamo respirare un’aria densa di storia e cultura. Un’aria che si carica, tuttavia, della tragica testimonianza della distruzione del vicino borgo di Uras da parte dei saraceni capitanati dal terribile Barbarossa.

Teatro di scontri in un lungo periodo di distruzione, di quell’orribile pezzo di storia resta una lapide conservata nel santuario campestre di San Paolo a Gonnostramatza con sopra inciso “El 5 de arbili 1515 esti istada isfata sa vila de uras de manu de turcus e morus e fudi capitanu del morus barbarossa”, chiara testimonianza dei fatti di Uras.

Conoscere la nostra storia, il nostro passato, è fondamentale. Così al ritrovamento della lapide è legata la nascita di un importante luogo di cultura non solo del paese, ma della Sardegna intera: il “Museo Turcus e Morus”.

Curiosi decidiamo di conoscere da vicino questa realtà e facciamo un salto all’interno del restaurato Monte Granatico dove sorge l’edificio dedicato alle incursioni barbaresche. Modellini di torri costiere e velieri, diorami con scene di battaglia e razzia, pannelli illustrano avvenimenti e protagonisti di quell’antica tragica guerra.

Con una visita al “Museo Multimediale Turcus e Morus” di Gonnostramatza possiamo seguire il racconto un millennio di incursioni barbaresche in Sardegna. L’idea di un museo dedicato a questo periodo è nata per ovviare all’assoluta assenza di documentazione sul quel nefasto periodo, per raccontare di quell’incontro, a tratti pacifico e a tratti cruento fra il mondo dell’Islam e quello della Cristianità

Conosciamo così Kaireddin, il terribile pirata detto anche il Barbarossa, Andrea Doria, Solimano il Magnifico, le torri costiere, i villaggi scomparsi, gli avvenimenti raccontati direttamente dai personaggi del tempo che prendono vita. Sono proprio loro, i protagonisti, a raccontare nel Museo Multimediale, quell’antica tragica guerra, accogliendo i visitatori in un percorso a ritroso nel tempo dove il presente scompare per lasciar spazio ad una storia conoscere, vedere e toccare.

C’è ancora qualcosa, però, che non vi abbiamo raccontato di Gonnostramatza. Il lato “più dolce” del paese, quello che emerge quando i viottoli del paese si riempiono di un dolce profumo di miele, zucchero e mandorle messi insieme per preparare il tradizionale Gattou.

Una preparazione dolciaria che rappresenta a pieno titolo la nostra isola: se impari a conoscerla scoprirai una realtà dove la dolcezza ti saprà conquistare, così come questo dolce, apparentemente duro, ma che si scioglie in bocca, per avvolgerti con i suoi ingredienti.

Comune di Gonnostramatza

Comune di Masullas

Comune di Mogoro

Comune di Pompu

Comune di Simala

Comune di Siris

Pin It on Pinterest

Share This