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POMPU

POMPU

Pompu è un piccolo paesino dell’alta Marmilla di meno di 300 abitanti che sembra quasi disegnato. Case basse in pietra dai grandi portali e ampi cortili, un’economia tipicamente agro-pastorale e la più antica tradizione della panificazione.

La nascita di questo paese è legata ad un’antica leggenda, forse per questo passeggiando tra muri di pietra e portali con gli archi lavorati, si respira un’aura ancestrale. Sono proprio i paesaggi che ci regalala questa località, le tradizioni e le leggende di questo piccolo paese lo rendono un piccolo gioiello da conservare con cura, ma la sua bellezza merita di essere condivisa.

Un paese dove storia e leggenda si fondono sin dall’inizio dei tempi. Infatti è proprio un’antica leggenda a custodire i segreti della nascita del paese.

L’origine del nome di questo piccolo paese della Marmilla, sembra risalire ad eventi che si sarebbero svolti in un periodo imprecisato. Secondo tale leggenda, il nome di Pompu deriva dal latino “pompa”, (corteo, processione) e richiama ad un consueto e antico pellegrinaggio che portava al santuario di Santa Maria di Monserrato, precedente alla nascita di Pompu. Nel tempo, attorno al santuario, si sarebbe instaurata una comunità di fedeli, il cui ruolo era quello di custodire la Chiesa e preparare il corteo, la processione. Sarebbe stato proprio questo piccolo gruppo di fedeli, considerati i custodi della chiesa e preparatori dell’annuale “pompa”, a dare vita al primo nucleo abitativo.- Da qui il nome di Pompesi, ed il loro paese fu detto Pompu.

Come nelle più belle leggende, di questo paese non si hanno riferimenti precisi circa l’esistenza. Tutto è avvolto da un soffio di mistero. Almeno fino al 1500. Le prime attestazioni, infatti, collocano Pomou nel Medioevo giudicale, come parte del Giudicato d‘Arborea.

Facciamo un salto avanti nella storia. La nostra macchina del tempo ci porta circa 300 anni più in là. Nel XIX secolo, infatti, Pompu risulta essere un paese estremamente vivace e produttivo grazie ai quattro mulini che si dislocavano sulle rive del “Riu de Pompu”. A testimonianza di questo trascorso, ancora oggi, possiamo trovare nelle case dei Pompu delle antiche macine in pietra che servivano per la lavorazione del grano.

Chissà, forse proprio da qui quel piccolo e magico paese, nato dalla devozione di alcuni fedeli, avrebbe cominciato a intessere le trame della sua tradizione panificatrice.

Abbondanza d’acqua, fertilità dei campi e una posizione strategica vicino all’odierno Parco del Monte Arci hanno fatto sì che il territorio nel quale sarebbe sorto il Comune di Pompu fosse estremamente prolifero già nel Neolitico.

Tantissime le testimonianze degli insediamenti.  Come il complesso di Prabanta (datato 3500-1800 a.C.) che si trova al confine con Morgongiori. Un imponente menhir di tre metri e mezzo, simbolo di fertilità (detto “Su Furconi”) e due domus de Janas, adibite a riti funerari (“Sa Sala” e “Su Forru de Luxia Arrabiosa”).

Terra di grandi stanziamenti prenuragici di cui sono testimoni sette stazioni e tre officine per la lavorazione dell’ossidiana proveniente dai ricchi giacimenti del Monte Arci. Non solo l’ “oro nero” dell’antichità: dal massiccio derivano altri rari minerali quali agate, corniole e ametiste.

A volte le pietre basta saperle ascoltare, sanno raccontarci storie meravigliose. Come la nostra storia, la storia di un popolo che ha stanziato in questo territorio attraverso i secoli. 

Il nuraghe “Santu Miali”, circondato da un villaggio di capanne circolari, risulta abitato sino all’alto Medioevo. Un’area archeologica che si estende per due ettari e mezzo. Il nuraghe è costituito da una torre centrale circondata da quattro torri raccordate da cortine murarie e da un circostante villaggio racchiuso da un antemurale.

Il materiale finora raccolto costituito prevalentemente da frammenti ceramici, è riferibile al Bronzo recente e finale (1300-900 a.C.). La presenza di materiali punici, romani e recenti testimonia dell’utilizzo anche in età storica e recente dell’importante area archeologica. Il territorio è ricco di altri importanti monumenti nuragici quali il nuraghe “Su Sensu” che rappresenta un tipico esempio di nuraghe con addizione frontale a schema longitudinale e, proprio nelle vicinanze del complesso di Santu Miali, una tomba di giganti di età nuragica.

Così, tra storia, leggenda e tradizione, questo paese di poche anime nel cuore della Marmilla, diventa un punto di riferimento per una delle più antiche tradizioni della nostra Isola: la panificazione. Nel maggio 2018, Pompu ha inaugurato “La Casa del Pane”, il Museo Multimediale del Pane.

Progettato dall’architetto Olindo Merone, e seguito nel suo sviluppo da un Comitato scientifico formato da Giuseppina Scorrano, Agostino Piano, Ilenia Cilloco e dall’antropologa Alessandra Guigoni, il museo “Casa del pane” di Pompu è un unicum nel panorama dei musei etnografici della Sardegna dedicati alle tradizioni alimentari e gastronomiche per il suo approccio multimediale, fortemente evocativo della vita passata e presente della comunità del paese e del territorio in generale.

Il pane, un cibo così semplice che racchiude tra le sue forme la più antica tradizione dell’Isola, è stato elevato a mezzo di promozione turistica e culturale del territorio. Scoprire i dettagli del processo del “fare il pane” non solo risulta affascinante per il visitatore, ma permette di dare la giusta importanza ad un’usanza antica quanto l’uomo.

Le video installazioni e il processo narrativo articolato permettono al visitatore di entrare nella vita quotidiana della comunità del piccolo centro dell’Oristanese, dai primi del Novecento a oggi, dove questa tradizione è più viva che mai. Un percorso espositivo articolato lungo le stanze della casa, dove viene descritto l’intero processo produttivo (macinatura, setacciatura, panificazione, conservazione) fino alle moderne esigenze alimentari. Ma sempre con uno sguardo verso il passato, là dove tutto è nato.

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