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SIMALA

SIMALA

Vi portiamo in un paese di circa 400 abitanti situato nella regione storica del Parte Montis. Vi faremo passeggiare tra centri storici di elevato pregio, vi porteremo tra le colline arrotondate della Marmilla dove sarà possibile farvi cullare da un ruscello, definito “sacro”, che attraversa tutta l’area comunale.

Vi portiamo a Simala, un piccolo centro che sorge nella fertile vallata del Campidano di Oristano.

A vederlo sembra che l’equazione sia quasi proporzionale: più piccolo è il paese, più belle sono le sue strade. Il centro di Simala poggia su un tessuto urbanistico di origine medievale e a passeggiare tra le sue case si resta a bocca aperta.

Isolati urbani formati prevalentemente da case a corte, precedute da uno o più dei tradizionali loggiati, caratterizzati da archi in pietra a tutto sesto o da architravi in legno, poggiati su pilastri in pietra o su una struttura mista, che affacciano su un cortile acciottolato.

Il nostro viaggio tra i viottoli continua e notiamo che alle abitazioni rurali fanno da contraltare

alcuni palazzetti gentilizi e signorili, eredità delle dimore delle famiglie benestanti del paese. Il più antico di questi edifici, costruito dalla famiglia dei Monserrat Deana, risale al 1554, come indica l’epigrafe scolpita sull’architrave d’ingresso.

All’interno di alcuni di questi edifici è ancora possibile ammirare i vecchi attrezzi agricoli di una civiltà contadina ormai scomparsa, mentre se facciamo un salto nell’area dell’antica caserma e della relativa scuderia possiamo ancora ammirare edifici specialistici dimessi, rari esempi d’archeologia industriale di tipo rurale, precedentemente utilizzati come caseificio e conceria.

In questo tour virtuale del paese, però, c’è qualcosa di unico che attira la nostra attenzione: i portali d’ingresso alle case.

Il portale domestico di Simala è chiuso da un grande portone di legno, o più raramente da un infisso realizzato con assi distanziati, detto gecca a costallas, del quale resta un unico esempio. Questi elementi d’arredo urbano sono la testimonianza di un’architettura rurale estremamente qualificata.

Ne possiamo contare circa sessanta, di tipologie, materiali e paramenti murari diversi. Ve ne sono singoli o abbinati, intonacati e tinteggiati, in pietra a vista, con archi in pietra, con architravi in legno, a due falde, ad una sola falda, terrazzati, con e senza fregi.  L’elemento distintivo rispetto ad altri centri vicini è la frequente presenza della ‘piccionaia’, soprastante o affiancata al portale.

Strutture di una bellezza unica, spesso monumentale, che sembrano fare da cornice alle abitative, quasi come in un bellissimo quadro.

Il territorio di Simala nasconde tanti segreti di un tempo lontano quando ai suoi territori era ascrivibile una importante area sacra o di culto.

Alcuni di questi segreti, antichi rituali, sono stati però scoperti. Siamo nel periodo pre-nuragico (6000 a. C. – 1500 a. C.), in una località dove trovano spazio l’acqua del “Riu Mannu” e un menhir, legato al culto dell’acqua. Intorno a questi blocchi rocciosi dovevano svolgersi le cerimonie propiziatrici delle popolazioni locali legate alle civiltà agro – pastorali.

Un viaggio tra le epoche ci permette di collocare nel tempo le diverse formazioni di cui è ricco il territorio, a testimonianza di un insediamento che nel tempo è stato continuo.

Numerosi i resti dell’età del Bronzo: la tomba di Giganti di Piscina Craba e una decina di nuraghi.

Della civiltà nuragica, invece, si ha testimonianza attraverso i ruderi di diversi nuraghi monotorre (Gemussi, Is canabis de Gemussi, Motroxiu e Nigoba, Su sensu, Serra s’ollastu, I gruxis) e complessi di “Is putzus”, “Su laccu longu” e “Nuracci” dei quali si scorgono alcune tracce.

Tra i tanti dell’epoca romana, quelli di “Terra prumu”, “Is putzus”, “Buccargius” e “I grumas” testimoniano che in quei luoghi si svolgeva, rispettivamente, un’intensa attività di estrazione, raccolta e lavorazione di metalli, testimoniata da tracce di pozze di lavaggio, residui di fonderia, come grumi di piombo e galena argentifera.

La testimonianza più rilevante del periodo, ancora sepolta, è la villa rustica romana di Gemussi, probabilmente dotata di un impianto termale, con mosaici a disegno geometrico ed altri motivi decorativi, situata nel territorio dell’omonimo distrutto villaggio, lungo il tracciato stradale che collegava le città romane di Neapolis e Uselis. Significativo è il cimitero paleocristiano di Santu Sadurru.

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