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SIRIS

SIRIS

Natura incontaminata, archeologia e prodotti caseari d’eccellenza: Siris è tutto questo è molto altro.

Pochi abitanti ma una elevata concentrazione di eccellenze: dalla storia archeologica della Sardegna ai prodotti tipici del territorio. Siris è un comune di circa 200 abitanti che si sviluppa alle pendici del Monte Arci, circondato da un fitto bosco di lecci, roverelle, querce da sughero e macchia mediterranea.

Un destino scritto nel nome: il forte contatto con la natura che si può vivere in questo comune si evince già dal nome. Siris, infatti, deriverebbe il suo nome dal greco “xiris”, l’iride germanica, fiore molto diffuso nel territorio.

Tra le curiosità su Siris, che forse non tutti sanno, è che questo piccolo comune in realtà ebbe una grande importanza storica. In epoca giudicale, infatti, Siris compare tra i villaggi che sottoscrissero l’atto di pace fra Eleonora d’Arborea e Giovanni d’Aragona nel 1388.

L’economia di questo piccolo centro dell’oristanese è basata su attività agricola e allevamento. Dagli eccellenti pascoli derivano saporiti formaggi, che possiamo degustare durante la sagra dei prodotti caseari.

Siris esprime la sua ricchezza di prodotti anche in autunno, quando, durante la sagra delle mele cotogne, è possibile gustare i frutti autunnali e le prelibatezze locali.

Siris sorge ai piedi del monte Arci, in una vallata circondata da un territorio pressoché collinare.
Il paese è sovrastato da una piccola giara, inconfondibile nella sua forma e struttura.Il monumento archeologico più famoso è il nuraghe “De Inus”, noto anche “Pranu Nuracci” e posto sul margine sud-orientale della giara: da un’altezza di 440 metri, sovrasta l’abitato, distante tre chilometri. La posizione dominante sulla vallata sottolinea la funzione di controllo.

La parte del Monte Arci che occupa il territorio di Siris si estende fino alle rupi di “Su columbariu” ed è costituita da pareti a picco con innumerevoli grotte: la più grande è quella di “Riu bingias”, presso la sorgente omonima.

Non solo bellezze naturali. Conoscerai la storia di una zona abitata sin dal Neolitico, come testimoniano alcune domus de Janas, e densamente popolata nell’età del Bronzo. Lo confermano anche i ritrovamenti di tombe, ceramiche e monete romane presso i nuraghi “Pranu forru”, “Su Sensu” (al confine con Pompu) e “Porcilis” e nelle località di “Pradu fenu”, “Funtana sassa” e “Santu Lussurgiu”.

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