TOMBA A CAMERA E
FONTE BATTESIMALE

Son ben 17 le carte geografiche storiche, risalenti ai secoli XV, XVI e XVII, dove il territorio in cui si trova il paese di Masullas viene indicato con la denominazione “AREA SANCTA”.

Innumerevoli sono i segnali e gli indizi che testimoniano la notevole importanza che Masullas ha sempre avuto in campo religioso (la presenza di numerose chiese, l’insediamento dei monaci vallombrosani presso l’abbazia di San Michele in Thamis, la presenza di un convento dei frati cappuccini, per ampi periodi è stata residenza del vescovo, un campanile tra i più alti in Sardegna, la splendida facciata della chiesa parrocchiale, etc.).

Recentemente, nel 2014, si è avuta piena conferma di questa affascinante realtà. Durante i lavori di restauro e sistemazione del sagrato della chiesa parrocchiale B.V. delle Grazie, “Sa Gloriosa”, infatti, è venuta alla luce una situazione di grande interesse che dimostra, ancor più, il forte connubio che aveva Masullas col mondo ecclesiastico. Nello specifico, lo scavo stratigrafico ha restituito alla conoscenza collettiva due rinvenimenti di grandissimo valore storico.

Il primo è costituito da una tomba a camera, al cui interno sono stati rinvenuti i resti ossei di un individuo di sesso maschile di età compresa tra i 30 e i 40 anni, deposti sopra un bancone litico e accompagnati da una croce ancorata in ferro, di ispirazione templare. Alcuni reperti ossei sono stati sottoposti a datazione con il metodo del radiocarbonio (C14) presso il CEDAD dell’Università del Salento di Brindisi: l’indice “Radiocarbon Age” riporta la data dell’anno 1089, con una forbice di 45 anni in più o in meno. 

Il secondo eccezionale ritrovamento è invece costituito da una vasca a pianta cruciforme, rivestita internamente da uno strato di intonaco idraulico. La forma e le caratteristiche costruttive hanno indotto il prof. Pier Giorgio Spanu dell’Università di Sassari (uno dei massimi studiosi dell’argomento in Sardegna) ad affermare che trattasi di un fonte battesimale risalente al periodo paleocristiano (VI/VII secolo d.C.), quindi un documento archeologico di una valenza unica non solo nel territorio regionale.